Ho perso la mia stella polare

Quando stimiamo una persona, per esprimergli questo nostro sentimenti di rispetto siamo soliti elevarla su un piano superiore rispetto alla moltitudine, conferendogli cariche, titoli o funzioni che ci riserviamo il diritto di attribuire ad honorem: Maestro, Professore, Dottore… anche quando queste persone non siano in possesso di questi titoli sulla carta. Tu per tutti eri “un Signore”… tu eri “Il Signore”, per eccellenza . Qualcuno mi scuserà se uso questo appellativo con la lettera maiuscola, non alludo a meriti “divini”, ma ai valori ed ai principi che hanno segnato la tua esistenza e che chiunque sia entrato anche per pochi fuggenti istanti in contatto con “te” ha avuto il privilegio di poter cogliere tra i tuoi modi e le tue parole; nei tuoi occhi sinceri, onesti e puri come te.
È scomparso il mio modello di riferimento, il più grande mentore che avessi, la mia guida, anche se negli ultimi tempi ci siamo visti molto molto poco, troppo poco… e di questo mi rammaricherò per sempre e non sai quanto ci sto male. Perché io ho mille difetti e ne ho mille per la testa, alla fine concludo poco e perdo di vista le cose davvero importanti, quelle che purtroppo non tornano.

Nonostante tutto sei sempre stato il mio estimatore numero uno, sempre e comunque. E sia che facessi bene o che fallissi, i tuoi occhi brillavano allo stesso modo. E mi mancherà il tuo sarcasmo, quelle battutine sempre rispettose e leggere che però sapevano colpire nel profondo. Capaci di strapparmi un sorriso nei momenti peggiori o farmi riflettere quando non vedevo se o ma. Le tue invenzioni, la tua fantasia, la tua vita… tante volte avrei voluto sedermi davanti a te e aggiungere solo un “raccontami” e non l’ho mai fatto davvero. Chissà che diamine scrivevi dalla mattina alla sera… a macchina, su un foglio o su un tovagliolino, mi piaceva immaginare senza chiedere. Sono sempre rimasto affascinato dalla tua verve. Sarei curioso di leggere una di quelle poesie che scrivevi e regalavi a chi ti stava simpatico, al cameriere del ristorante come alla commessa del supermercato. Maremma come mi facevi ridere quando portavi un mazzo di fiori ad ogni bidella della mia scuola – miseria quanto mi volevi bene ad accompagnarmi ogni giorno a scuola in macchina perché ero in ritardo, poi andavi a comprarmi la merenda alla pasticceria e tornavi a scuola a portarmela – ero orgoglioso di averti come nonno, ero davvero fortunato ed orgoglioso. Mi hai viziato sì.

Purtroppo non “credo” come te, forse perché sono figlio di un’altra generazione molto più materialista e molto meno ideale, forse più razionale, sicuramente più povera in tutti i sensi, chissà, non mi importa adesso. Mi piacerebbe che qualcosa ci fosse, quello sì, che tu potessi sorvegliarmi anche da lassù. E che potessi vedere, perché io rimando, io egoisticamente e masochisticamente rimando, e poi finisce così, perchè a volte le cose finiscono all’improvviso ed io non sono riuscito nemmeno a venirti a dare l’ultimo bacio. Allora spero che tu possa vedere, anche se so che lo sai, ma come dice una canzone “da una lacrima sul viso, ho capito molte cose”

Nonno, prendiamo un’altra strada per tornare al Miramonti.
Ti prego facciamo un ultimo giro insieme. Prendiamo la stradina del bosco, quella che fa un giro lungo lungo lungo per poi sbucare lassù davanti al forno, che tutte le volte non riconosciamo mai qual’è lo svincolo da prendere per uscire e la nostra finisce per trasformarsi in un’epica avventura! Che poi diciamo la verità, sono io che non mi ci raccapezzo in quegli incroci tutti uguali, te sorridi e fai scegliere me. Così non vale, se sbagliamo è sempre colpa mia! Eh, sai che la nonna così non ci dice niente se arriviamo in ritardo per la cena… ti diverti anche te a restare a giro 10minuti in più, da soli noi due e questa splendida natura, furbone! Anche se sta per fare buio… tanto ci sei te. Prometto ci metteremo solo un pochino di più, non faremo troppo tardi, dai? Scopriremo stradine inesplorate, ci addentreremo in un mondo sconosciuto senza mai la sensazione di esserci persi… te nonno accompagnami, se poi ci perdiamo e ci mettiamo un pochino di più, dico alla nonna che è colpa mia. Anzi, meglio! Così raccolgo più fragole per la nonna che gli facciamo una sorpresa. Guarda ho portato anche il bicchierino! Stavolta non le finirò tutte lungo la strada, davvero. E ti prometto, domattina mi alzerò presto. Non farò tardi.
Non farò tardi